Diventiamo quello che non siamo. Dimentichiamo a casa gli occhi, il naso e la bocca. Perdiamoci nelle strade di questa città, e balliamo in piazza. Mettiamo una parrucca rosa, una maschera arancione e copriamo l’asfalto di coriandoli. E’ carnevale.

Un flusso di anime colorate balla scoordinato e canta per le strade, un grido di voci e fisarmoniche. Dietro la maschera di un pirata, un bambino sorride contento della giornata di sole con mamma e papà. Volteggia leggera tenendo gli occhi chiusi, con un grande cappello azzurro in testa, una donna anziana. Sfila fiero un giovane egiziano, è felice della maschera che ha accuratamente realizzato, è curioso di conoscere una festa nuova. Una studentessa soffia in una stella filante, le piace vivere qui oggi. C’è un giovane su una sedia a rotelle, addobbata come un carro, suona un tamburello seguendo il ritmo della folla.

E’ un coro d’uguaglianza, fatto di maschere diverse e uniche. Si respira nell’aria scaldata da un timido sole invernale, addolcita dal profumo della cioccolata calda, un desiderio autentico di vita.

Solo per oggi, balliamo insieme. Almeno oggi. Domani qualcuno tornerà a guardare dietro le maschere colorate. Domani saremo di nuovo una anziana donna scriteriata, con i capelli troppo tinti per la sua età. Un disabile scomodo. Un bambino troppo vivace. Un migrante fastidioso. Una studentessa in ritardo con gli studi. Domani torneremo alle nostre camice stirate, alle nostre parole gonfie, alla nostra postura misurata.

Alcuni fortunati continueranno a cantare e suonare insieme, aspettando il prossimo carnevale per non sentirsi diversi, con quella maschera di libertà sul volto.

testo di Letizia Ciuffini
foto di Andrea Mancini